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    April 03

    Di parole in parole

    IL TEMPO DI UNA SIGARETTA

    Il tempo di una sigaretta
    Non è che un altro attimo in compagnia di sé stessi
    Perché è questo che vogliamo.

    Fumo dentro i polmoni, meno un secondo di vita…
    Inspirare
    Lacrimare
    E ti senti ancora vivo.

    Il tempo di una sigaretta..il tempo che mi rubo.
    Lontana da questa vita di carne e sentimenti troppo lontani.

    March 13

    SE NON SAPETE CHI VOTARE FATE COME ME!

    CAMPAGNA ASTENSIONISMO ATTIVO (...ecco il testo di legge...)

    Per chi non sa chi votare alle prossime elezioni, perchè non si sente rappresentato e non vuole farsi rappresentare da nessuno di questi pagliacci.

    Metodo tratto da un commento a un post di Travaglio sulla candidatura di Ferrara,
    il link: http://www. voglioscendere. go. ilcannocchiale. it/

    METODO LEGALE PER ESPRIMERE IL PROPRIO PERSONALE DISSENSO AI CANDIDATI DELLE PROSSIME ELEZIONI ED ASSOLVERE AL PROPRIO DOVERE DI CITTADINO SENZA REGALARE VOTI INCONSAPEVOLMENTE!
    Se votate scheda bianca o nulla perchè non vi sentite rappresentati da nessun partito, in realtà, favorirete il partito con più voti.
    Infatti (vedere REGOLAMENTI PER IL CALCOLO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA) anche i voti bianchi o nulli entrano nel calcolo del premio di maggioranza, favorendo chi ha preso più voti.

    .....ESISTE UN'ARMA LEGALE CONTRO QUESTA LEGGE INDECENTE E ANTIDEMOCRATICA!!!!!
    Di seguito i riferimenti legali.
    Tutto si basa su un uso 'puntiglioso' della legge:
    Illustro nei dettagli il sistema da usare:


    § ANDARE A VOTARE, PRESENTARSI CON I DOCUMENTI + TESSERA
    ELETTORALE E FARSI VIDIMARE LA SCHEDA

    § ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (DOPO VIDIMATA),
    dicendo: 'Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato'

    § PRETENDERE CHE VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA
    ESERCITARE IL PROPRIO DIRITTO METTERE A VERBALE UN
    COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO
    (ad esempio 'Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta')

    COSI FACENDO NON VOTERETE, ED EVITERETE CHE IL VOTO NULLO O BIANCO SIA CONTEGGIATO COME QUOTA PREMIO PER IL PARTITO CON PIU' VOTI

    §§§§§§§§§§§.......ATTENZIONE.........§§§§§§§§§§

    Nel caso in cui gli scrutatori vi facessero problemi di inattuabilità della procedura appellatevi al seguente testo di legge:
    Testo Unico delle Leggi Elettorali, D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 - Art. 104 - Par. 5
    5) Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.
    December 02

    MA COME SIAMO MESSI?!

    "CIOè RAGAZZI ALLUCINANTE" come direbbe il saggio Pino Scotto....dov è finito il cinema?!esatto!era quello che ho pensato anch io..eh si proprio nel CESSO!Oggi l'ennesima riprova di come il cinema sia diventato solo ed esclusivamente effetti speciali(all'estero) e stronzate tipo problemi esistenziali,d'amore e le solite cazzate(in Italia..)

    MA E' POSSIBILE CHE NON CI SIA AL MONDO QUALCHE KUBRICK2 O FELLINI2...?!
    MA INSOMMA GENTE ANCHE NEL CINEMA STIAMO PRECIPITANDO NELL OBLIO...NON C E' SPERANZA!!!!!!!!!!!!
    AIUTOOOOOOOOOOOO

    Elenco quei pochissimi Registi che secondo me possono essere chiamati tali..nel 2007...(ancora vivi)
    DAVID LYNCH, DAVID CRONENBERG, TAKESHI KITANO, QUENTIN TARANTINO(anche se secondo me tra un pò tramonterà pure lui..speriamo di no comunque...)CHAN WOOK PARK e altri che citerò ma ora la smetto e comunque oltre ad essere le 3 d notte la lista nn continuerebbe molto...
    AIUTO!
    PS:Per chi non volesse ritrovarsi nella mia condizione non vada a vedere quella CAGATA IMMONDA di BEOWULF....
    December 01

    QUANDO VEDI LA FELICITA' TROPPO DISTANTE DA TE...

    sono troppo triste...................................................................strappatemi il cuore non voglio provare più nessun sentimento...........................voglio essere un iceberg............................
    PIOVE SUI MIEI ALIBI, PIOVE SUI RIMPIANTI L'ACQUA SCORRE E SCIVOLA SUL TEMPO CHE CI RESTA...
    vorrei che almeno per stanotte non ci fosse nessun dolore...


    November 28

    BELLISSIMO

    La tua voce mi fa impazzire ogni volta...

    November 24

    PER SAPERNE DI PIU'

    Se vi interessano storie del genere o per sapere come sono andati i fatti più nei particolari vi lascio due link, uno su Albert Fish appunto e uno su Ed Gein, la cui storia ha ispirato film come Psyco e Il silenzio degli Innocenti.
    http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier.asp?id=AlbertFish&pg=1

    http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier.asp?id=EdGein&pg=1


    FIN DOVE PUO' ARRIVARE LA MENTE DELL'UOMO?


    Cari amici vorrei sotto riportare una lettera che Albert Fish,il più spregevole serial killer di tutti i tempi, spedì ai genitori di Grace Budd (una bambina di 10 anni) il giorno dopo averla uccisa, chi è debole di cuore non legga ma è bene sapere che macchina per uccidere possa essere l'uomo...e vorrei porvi questa domanda, se potete rispondetemi perchè è un problema che mi porto dietro da tempo: E' GIUSTA LA PENA DI MORTE PER CHI UCCIDE I BAMBINI?ANZI PER MEGLIO DIRE, PER CHI UCCIDE E MANGIA BAMBINI?

    "Mia cara signora Budd,
    Nel 1894 io e un mio amico decidemmo di andare in Cina e salpammo da San Francisco diretti a Hong Kong. A quel tempo esisteva molta carestia in Cina, c'era la fame e la povertà dilagava. Per mangiare qualsiasi cosa il prezzo variava da 1 a 3$. La gente soleva vendere i propri bambini sotto i 12 anni per comprarsi un po' di cibo. Un ragazzo o una ragazza sotto i 14 anni non erano sicuri in strada. Tu potevi andare in un negozio a chiedere della carne, e specificatamente ti tagliavano la parte di un corpo di un bambino o una bambina che desideravi. Le parti del corpo più gustose erano persino maggiorate di prezzo.
    Il mio amico John stette così a lungo che ci prese gusto nel mangiare carne umana. Quando tornò a New York rapì due ragazzi, uno di 7 e l'altro di 11 anni. Li portò nella sua abitazione, spogliò i loro corpi e li rinchiuse in un ripostiglio. In seguito bruciò tutto. Spesso li torturava giorno e notte, così che la loro carne diventasse buona e tenera.
    Dapprima uccise il bambino di 11 anni, perchè aveva il sedere più grasso e sicuramente c'era molto da mangiare. Ogni parte del suo corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e gli intestini. Fu arrostito, bollito, cotto alla griglia, fritto e cotto a stufato. Il più piccolo fece la stessa fine. A quel tempo ero il suo vicino di casa, mi aveva parlato del gusto di questa carne, ed ero tentato di provarla.
    Quella domenica del 3 giugno 1928, vi chiamai e vi portai dei doni. Mangiammo il pranzo e Grace mi baciò. Fu in quel momento che mi venne voglia di mangiarla.
    Col pretesto di portarla a una festa di compleanno, dopo aver chiesto il tuo permesso, la portai in un'abitazione vuota a WestChester che avevo già acquistato. Quando arrivammo, la bambina rimase fuori a raccogliere dei fiori, mentre io andai al piano di sopra per togliermi i vestiti. Non volevo sporcarmeli di sangue.
    Quando fu tutto pronto, andai alla finestra e la chiamai. Mi nascosi nel ripostiglio mentre lei era in camera, uscii fuori e quando lei mi vide nudo cominciò a gridare e cercare di scappare. Io la presi e lei disse che avrebbe detto tutto a sua madre.
    Prima la spogliai con difficoltà, continuava a tirarmi calci, mordere e sputare. Ho dovuto soffocarla per ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così da poter portare il cibo nelle mie stanze, cucinare e mangiare. Che dolce che era il suo tenero sedere arrostito. Mi ci sono voluti 9 giorni per mangiare interamente il suo corpo. Non l'ho violentata, volevo che morisse vergine."
    Albert Fish fu in seguito processato e condannato alla sedia elettrica, ma non sminuì le sue azioni e tanto meno si pentì, era fiero di quello che aveva fatto.

    PER CHI è RIUSCITO A LEGGERE LA LETTERA PER FAVORE RISPONDA ALLA MIA DOMANDA

    Per quanto mi riguarda non ci dovrebbe essere pietà, sempre ricollegandomi al tema della vendetta, non so cosa farei davvero, se fossi un genitore colpito da una tragedia simile....ESISTE PERDONO?NON LO SO...aiutatemi





    November 11

    Non per vantarmi ma questa era la mia canzone preferita a 9 anni

    "COME SE" SubsOnica

    Come se, ogni giorno
    fosse uguale a quello prima
    fosse come il giorno prima.

    In questa notte che il nome ho scordato,
    in questi giorni che il nome ho scordato,
    sento le voci da DIETRO LE SBARRE,
    sento le voci entrare NEL FERRO,
    in questi giorni c'è un pensiero che non penso,
    in questa notte C'E' UN SUONO CHE NON SENTO,
    questa condanna si stringe al cuscino
    e non so il PERCHE'.

    In questi giorni d'inchiostro LEGALE
    c'è una menzogna tagliata a verbale,
    che assurda non trova DISSENSO,
    gioielli di stato MANETTE d' argento,
    per potere respirare in cortile
    con il RESPIRO attaccato alle suole
    e come un arcobaleno in un forno
    che aspetto IMPAZIENTE il mio nuovo giorno.

    Come se, ogni giorno
    fosse uguale a quello prima
    fosse come il giorno prima.

    Son giorni che ti stan passando attraverso
    in giorni che nessun colore é diverso
    November 06

    LA VENDETTA nel cinema Coreano

    Vendetta, tremenda vendetta

    La filosofia, l’estetica e il cinema. Tre elementi differenti, tre aspetti di una sola mente, tre anime di un solo uomo. Park Chan-wook.


    Vendetta, tremenda vendetta
    La filosofia, l'estetica e il cinema. Tre elementi differenti, tre aspetti di una sola mente, tre anime di un solo uomo. Park Chan Wook.
    Lui lo sapeva, lo sapeva fin da quando aveva visto "La donna che visse due volte" di Hitchcock, che non si sarebbe mai perdonato di non riuscire a diventare regista cinematografico, e il suo percorso verso la Settima Arte è iniziato esattamente come quello dei maestri della nouvelle vague. Dalla critica cinematografica. Scrivere di cinema per poi decidere di prendere in mano la macchina da presa.

    Le influenze degli studi filosofici (Park Chan-wook è laureato in filosofia), dell'amore per la letteratura classica e la fortissima propensione allo studio dell'immagine, gli hanno conferito un'impronta indelebile e pervasiva che è presente in tutta la sua poetica e, in qualche modo, lo mettono in parallelo con Kim Ki-duk, che della violenza poetica ne ha fatto un'ideologia.
    La violenza, infatti, nel DNA della Corea per i contrasti tra nord e sud, per una cultura schietta, netta, a volte primordiale, è uno dei temi che Park Chan-wook analizza e sviluppa, curandone gli aspetti fisici e metafisici. La crudezza delle immagini è impalpabile poichè il sangue è visibile in parte, mai in modo estremo, lasciando spazio al particolare, che sia una parola o uno sguardo, un frammento dell'ambiente circostante o di un corpo, tessere di un domino che creano emozioni estreme. Di fatto i personaggi dei film di Park Chan-wook sono colpevoli, colpevoli per gli atti di una vita e che cercano una via di uscita dal dolore e dal dramma.
    Nella trilogia della vendetta (Sympathy for mr.Vengeance,OldBoy e Lady Vengeance) questa poetica è espressa nella sua totalità, attraverso il genere umano che vive i suoi drammi e li espia con una reazione contraria, sia donne che uomini, sia poveri che ricchi. Senza dichiararne la ragione e il torto.

    Il tema della vendetta per il regista coreano è un tema fondamentale poichè riflette i problemi relazionali presenti nella società odierna. In ogni relazione c'è violenza, psicologica, fisica, morale, classista, ed è espressa attraverso i sentimenti umani. La tristezza, la sofferenza, la felicità.
    In Mr. Vengeance, il dolore è lo stato delle cose, il dramma non è in divenire ma accade. Nulla può essere previsto, e il mondo interiore di Ryu, sordo dalla nascita, lo esclude dal prevedere ciò che succede all'esterno, e sentire la barriera tra il bene e il male e l'industriale Park, capo di Ryu, che ha perso idealmente la figlia cerca una via per desiderare vendetta. Il dolore è visibile sui visi dei personaggi nella sua essenza, non nella sostanza, e le emozioni trasferiscono allo spettatore quella che è l'immagine della morte quando è già avvenuta. Il dettaglio mostra più del suo intero, il significato delle parole è più forte delle frasi stesse. Fino al momento della vendetta, quando tuttto ciò che i deve mostrare viene mostrato.
    Old Boy si lascia meno tirare dentro dalla forma e risulta più concreto e più ironico, per un approccio drammatico e allo stesso tempo connesso all'esistenza. Il peccato è passato, e ora c'è il presente. duro, scarno, privo di ogni emozione. Ogni atto è descritto, con stile, e la vendetta non è fredda e definitiva, e si divide fra identità, dolore e stile, come una persona che inevitabilmente si perde nei giorni che corrono tatuati sulla sua mano.
    La conclusione della trilogia che chiude la filosofia della vendetta è Lady Vendetta, episodio ultimo ed espiazione drammatica di Park Chan-wook che si insinua nell'adolescenza per esprimersi nel presente. Anche qui la vendetta è violenta, ma sollevata dal terreno. Ci sono eccidi, animali uccisi, nevi inviolate, morti non espresse. E la vendetta, che non si può consumare fredda, è sospesa, affidata ad altri, perchè chi è coinvolto non può esimersi dal confrontarsi con la verità.

    Park Chan-wook conduce la sua poetica partendo dal presupposto che ognuno deve vendicarsi di qualcosa, per arrivare al dunque, al fatto che la vendetta esiste sempre, in ogni situazione umana, e proprio perchè è viva, alcuni non la consumano, altri sì, pensando che una soluzione ultima si avvicini al bianco, al senza colore. Estrema conclusione e apertura verso la luce e la verità. Quella del grande cinema. Quella di Park Chan-wook.
    November 05

    Recensione su "Inland Empire" di David Lynch

    Locandina Inland Empire - L'impero della mente
    La storia di un mistero. Il mistero di un insieme di mondi che si svelano intorno a una donna.

    Un'esperienza. Inland Empire di David Lynch non è un film organico, lineare, comprensibile, con un inizio e una fine definibili tali, ma è innanzitutto un'esperienza sensoriale. Un flusso di pensiero libero di un artista, che non richiede spiegazioni, ma solamente intuizioni, emozioni personali, positive o negative che siano. Si potrebbe parlare di mondi paralleli, di realtà e finzione che si fondono, si incontrano, si abbandonano, di cinema e televisione (e di pellicola e digitale), del concetto del Tempo, non sequenziale, "random" e assoluto. Si potrebbe anche analizzare il film nei dettagli dei frammenti che compongono la storia. Si potrebbe anche non giudicare, e semplicemente sentire, subirne il suo effetto. Inland Empire, infatti, per la lunga durata (172 minuti di Lynch, in ogni caso, mettono a prova anche i suoi fan), è uno straordinario bombardamento di immagini e suoni, ai quali lo spettatore non può non reagire. La perdita dell'orientamento che ne consegue provoca una totale apertura verso ciò che è sullo schermo, generando le emozioni a cui abbiamo fatto riferimento in precedenza. Lo si può amare, odiare, rifiutare, non giustificare. Paradossalmente, in riferimento al giudizio di valutazione potrebbe valere una stella, tre stelle, cinque stelle. Il sospetto che un'opera simile sia un divertissement di Lynch stesso, non va tralasciato. Anche se fosse, comunque, il risultato sarebbe il medesimo, perché di questi tempi uscire con una sensazione violenta, da una sala è sempre più raro. Inland Empire è un'esplorazione, un esperimento, un varcare i confini noti e verificarne la possibilità e i limiti. Fra dieci anni, chissà, sarà considerato un capolavoro.

    Recensioni su "Brothers" di Takeshi Kitano

    Gran film, violenze feroci: facce che esplodono ai colpi di pistola, disegnando sulla parete grandi fiori rosso sangue; bastoncini infilati nelle narici e spinti con una manata verso l'alto, sino a perforare il cervello; teste mozzate; falangi del mignolo recise col coltello e offerte al boss in segno di pentimento d'una mancanza di rispetto (secoli fa, era un uso e un rito dei samurai). Nel suo primo film realizzato fuori del Giappone, il grande Takeshi Kitano (regista, protagonista, produttore, sceneggiatore) racconta di uno yakuza che arriva a Los Angeles in cerca del fratello, dopo l'annientamento della sua famiglia mafiosa in una guerra tra bande a Tokyo, e che si trova a battersi insieme con una specie di amico per la supremazia nel traffico della droga in città. Nessuno esprime l'essenza del gangster asiatico come Kitano: con la sua faccia immobile, cicatrizzata e triste, invasa dalle lenti nere degli occhiali da sole; con la sua laconicità ironica oppure letale; col suo piccolo corpo dalle gambe arcuate e dalle spalle sbilenche sempre vestito di nero; con i suoi gesti di morte secchi, repentini, inevitabili. Nessun altro killer del cinema uccide come Kitano: entra in luoghi dove aleggiano inquietudine e spavento, tende il braccio irrigidito, non sbaglia un colpo. Nessuno come Kitano sa guardare le metropoli scrostate e squallide, le strade senza traguardi, la paura negli occhi dei morituri, i criminali che giocano infantilmente sulla spiaggia prima d'un eccidio o dopo un massacro. Cinquantadue anni, comico famoso con lo pseudonimo di Beat Takeshi negli Anni Settanta, conduttore di talk-show televisivi, commentatore sportivo alla radio, opinionista di quotidiani e settimanali, autore di canzoni e di libri, interprete del personaggio del sergente in "Furyo" di Oshima, vincitore del Leone d'oro nel 1997 a Venezia con "Hana-Bi", Kitano è un regista di grandissima bravura. Il suo stile rende ogni gesto iconico, leggendario; rende ogni luce glacial-radiosa, trasparente; rende epico ogni p ersonaggio. La carica di veloce energia delle azioni è intensa e significativa quanto la contemplazione di paesaggi urbani e no. Romanticismo e atrocità si mescolano, con risultati inarrivabili.
    (Lietta Tornabuoni/La Stampa/www.iann.it/03.12.00/*****)



    Con "Brother" Takeshi Kitano mette ordine nella sua filmografia, sintetizza le costanti di uno stile. mette a disposizione un'antologia dei suoi noir sul furore degli yakuza. Rituali, cerimonie, esplosioni fulminee di violenza, umorismo, mucchi selvaggi disposti a vivere e, soprattutto, a morire. A Tokyo come in America. Sono Samurai moderni con tatuaggi larghi quanto un tappeto, con mignoli tranciati e ventri squarciati da hara-kiri al saké. Tornano le inquadrature del mare e della spiaggia, si moltiplicano le assonanze con i "padrini" coppoliani, cresce il disincanto di chi é obbligato a fare solo il lavoro sporco. Il regista-attore attraversa lo spazio delle inquadrature con le sue gambe storte da clown triste, con la faccia di un Clint Eastwood che ha preso una scossa elettrica e con la sicurezza di un anarchico solitario. Versione orientale degli eroi fuorilegge adorati dal cinema americano. Kitano per girare questo film-bilancio, un flashback dopo "Hana-Bi" e "L'estate di Kikujiro", si trasferisce in America. Sulle tracce del suo protagonista spaesato che, sconfitto in una feroce guerra tra bande, sbarca a Los Angeles alla ricerca del fratello minore. Trova altri clan e altre etnie: neri, ispanici, mafiosi. Il denaro, la forza e la lealtà restano le unità di misura di un destino segnato. L'America é desolata e triste con le sue caffetterie e le sue stanze vuote. La nuova lingua e la nuova cultura sono un ideogramma sconosciuto.
    (Enrico Magrelli/Film TV/ www.iann.it/28.11.00/****) Quello di Takeshi Kitano è un cinema stoico. È stoico nello stile rigoroso e austero della regia; è stoico nella camminata del regista/protagonista, implacabile e fatale come il mitico incedere di John Wayne quando, da solo, andava incontro a nugoli di nemici. Nel suo primo film realizzato in America, Kitano racconta la storia di Yamamoto, un gangster che si trasferisce a Los Angeles dopo la strage della sua yakuza. Benché non capisca una parola d'inglese, l'uomo comincia un'escalation criminale degna di un generale in esilio. Organizza la banda di balordi comandata da Ken, suo fratello minore, e comincia l'eliminazione sistematica delle gang avversarie: vestito di nero, occhiali neri, braccio teso a reggere una pistola che vomita colpi infallibili. Nella sua furia di conquista, che sottende una difesa dell'identità nazionale nipponica nel Paese straniero, Yamamoto finisce per sfidare l'onnipotente mafia. Benché, con Brother, Kitano abbia messo in scena il classico itinerario ascesa/caduta del film di gangster americano, la trasferta non ha affatto modificato i caratteri peculiari del suo cinema. Come in "Sonatine", convivono nelle immagini lirismo e ironia, romanticismo e raffreddata comicità, momenti pensosi e sequenze di violenza caricaturale. I combattimenti sono feroci. Non mancano dita tagliate per penitenza e harakiri, secondo il rituale barbarico della yakuza; vi si aggiungono varianti sadiche originali come fiammiferi infilati nelle narici e fatti salire fino al cervello. Tornano i temi dell'amicizia virile, la pausa serena sulla riva del mare, le riflessioni sul tempo che passa; con in più, questa volta, un inedito sottointreccio di amicizia interrazziale fra il taciturno killer giapponese e Denny, giovane delinquente black cui il primo incontro con Yamamoto è costato - alla lettera - un occhio. Se l'avventura in Occidente di Kitano è meno riuscita di un capolavoro come "HanaBi" , non la si deve per questo credere viziata da compromessi commerciali. Strano incrocio di criminale, poeta e clown, "Beat" (così si fa chiamare il regista, nella sua seconda personalità d'attore) è straordinario. E la Los Angeles che il film mette in scena - anonima, minacciosa, scrostata e inospitale come in una vecchia serie B degli anni Cinquanta - è una "città degli angeli" vista da un figlio del Sol Levante, molto diversa da quella che il cinema ci mostra abitualmente.
    (Roberto Nepoti/la Repubblica/ www.iann.it/25.11.00/****)



    E' l'approdo americano del Kitano-style, storia di yakuza alla prova del gusto e delle regole occidentali. Occasione da non perdere se non conoscete ancora Beat Takeshi. La faccia di Takeshi Kitano è come i suoi film: impenetrabile e generica, austera e autoironica, contemplativa e imprevedibile, giapponese standard ma con una cicatrice misteriosa. Qualcuno la ricorderà dai tempi di "Merry Christmas Mr. Lawrence" a fianco di David Bowie. Da "Sonatine" ad "Hana-bi" (Leone d'oro a Venezia), in un decennio ha perfezionato una visione del cinema di genere (poliziesco, melò, gangster) in rapporto alla cultura e l'arte giapponese. La violenza confina con il mare. Anche quando spara, il colpo viene da un silenzio amaro, pur necessario. Questo primo film americano era in cantiere nel '95. Sconfitto a Tokyo in un guerra di clan, Yamamoto-Kytano fugge a Los Angeles dal fratello e fonda un clan multirazziale, bizzarro e micidiale, che riprende l'austera forza dell'onore nipponico e la fonde umoristicamente con l'action-movie hollywoodiano di Van Damme e la cronaca 'negra' di Spike Lee. Unico.
    (Silvio Danese/Il Giorno/ www.iann.it/25.11.00/****)
    November 02

    Testi per l'anima

    Leonard Cohen - Hallelujah

    I heard there was a secret chord
    that david played and it pleased the lord
    but you don't really care for music, do you
    well it goes like this the fourth, the fifth
    the minor fall and the major lift
    the baffled king composing hallelujah

    hallelujah...

    well your faith was strong but you needed proof
    you saw her bathing on the roof
    her beauty and the moonlight overthrew you
    she tied you to her kitchen chair
    she broke your throne and she cut your hair
    and from your lips she drew the hallelujah

    hallelujah...

    baby i've been here before
    i've seen this room and i've walked this floor
    i used to live alone before i knew you
    i've seen your flag on the marble arch
    but love is not a victory march
    it's a cold and it's a broken hallelujah

    hallelujah...

    well there was a time when you let me know
    what's really going on below
    but now you never show that to me do you
    but remember when i moved in you
    and the holy dove was moving too
    and every breath we drew was hallelujah

    well, maybe there's a god above
    but all i've ever learned from love
    was how to shoot somebody who outdrew you
    it's not a cry that you hear at night
    it's not somebody who's seen the light
    it's a cold and it's a broken hallelujah

    hallelujah...

    Primo intervento dopo una lunga riflessione...

    Non saprei proprio da dove iniziare...ma dopo l'ennesima giornata NOSENSE che ho passato il mio cervello ha sentito il bisogno di far fuoriuscire ciò che nn riesce più a contenere...e cosa c'è d meglio d un bel blog (come se nn ne avessi altri) ?
    Sono le 00:47, appena tornata da una serata piacevole con Stefy, Paolo e Andres...sto troppo bene con loro mi fanno morire dalle risate e non mi fanno pensare ai problemi...non so neanche se si possono definire problemi...alla fine sono solo inutili seghe mentali...ma che mi prendono metà del tempo che potrei impiegare in ben altre cose...
    non starò ad annoiarvi oltre, è solo per farvi capire che sto vivendo un momento di transizione, sono giunta al punto di dirmi "cazzo elisa vuoi fare qualcosa di SIGNIFICATIVO nella vita oppure vuoi rimanere per il resto della tua vita nella solita città dimmerda a piangerti addosso come una vecchia che non ha mai provato il sesso???"insomma per intenderci...tento di uscire dal solito tran tran, la sera in palestra(e questo mi aiuta a sfogare le mie rabbie represse) il giorno università, dove cerco disperatamente l'uomo della mia vita, ma è dura!!e poi cosa ho?il computer...che mi sta completamente rendendo dipendente, un po' come le sigarette e il sesso(quando c'è.......)e mi sta anche risucchiando......e invece dico BASTAA  a questo sedentarismo..voglio andare in campagna a fare fotografie, voglio prendere una tela e dipingere in strada, voglio sentirmi VIVA!!!
    Insomma voglio cambiare, non me stessa ma il come vivere me stessa...
    troverò mai nessuno che riesca a starmi dietro?che meriti di starmi accanto?e io meriterò mai qualcuno?chi lo sa...so solo che s'impara dai i grandi maestri a vivere, ma non come loro hanno vissuto...ma per come sono riusciti a farsi chiamare "Maestri", insomma Van Gogh si è suicidato...e a distanza di decenni Andrea Pazienza(fumettista) si è ucciso con la droga...ma non li amo perchè ora non sono più in vita, ma per quello che hanno dato a sè stessi , per quello che facevano per sè stessi e di quanto intimamente e segretamente amassero il loro lavoro, lo vedo in ogni opera, quadro o fumetto che sia...poi si sono uccisi si ma perchè immenso era il loro genio e solo da morti hanno trasportato l'amore per l'arte che avevano per sè stessi negli altri.Anch io come loro voglio voglio far trasudare tutto ciò che faccio d'amore, non per questo voglio suicidarmi eh!ma la vita che faccio ora mi sono resa conto che è quasi come una morte lenta e indolore...devo riuscire ad uscirne e a sentirmi una piccola stella piena di luce.
    Buona Notte a tutti....